Sfogliando Wikipedia, si può scoprire che ’..il termine cohousing è utilizzato per definire degli insediamenti abitativi composti da abitazioni private corredate da ampi spazi (coperti e scoperti) destinati all'uso comune e alla condivisione tra i cohousers. Tra i servizi di uso comune vi possono essere ampie cucine, spazi per gli ospiti, laboratori per il fai da te, spazi gioco per i bambini, palestra, piscina, internet-cafè, biblioteca e altro'.
Di solito un progetto di cohousing comprende dalle 20 alle 40 famiglie che convivono come una comunità di vicinato (vicinato elettivo) e gestiscono gli spazi comuni in modo collettivo ottenendo in questo modo risparmi economici e benefici di natura ecologica e sociale… ”
La sostenibilità sociale è un elemento spesso trascurato da chi pensa e progetta le nostre città. Casa passiva, o per lo meno datutto-autonomo sembra essere il must assoluto. Ma difficilmente lo è per la vita.
Più informazioni su: http://it.wikipedia.org/wiki/Cohousing oppure http://cohousing.it/.
Considerando di dover chiedere in prestito ogni cosa che si usa si è portati verso una scelta più mirata delle cose che si possiedono, e all’eliminazione di molti oggetti poco sostenibili. Difficilmente si chiede in prestito una cosa che non si usa, o il cui uso è anti economico; e con maggiore difficoltà ancora si chiede in prestito un oggetto ‘usa e getta’.
venerdì 28 gennaio 2011
mercoledì 19 gennaio 2011
Hopen house
Open house è un progetto che si propone di sviluppare ed attuare una metodologia comune europea di valutazione la sostenibilità degli edifici, che integri quelle giá esistenti a livello internazionale, europeo e nazionale.
L'importanza di maggiore sostenibilità nell'intero processo edilizio è evidenziata dall'assorbimento energetico e di materie prime che questo fa registrare:
Circa il 40% del consumo totale di energia in Europa deriva dal settore edilizio e rappresenta circa 1/3 delle emissioni di CO2 in Europa. Più del 50% di tutti i materiali estratti dalla terra sono trasformati in materiali e prodotti da costruzione, oltre a ciò il settore utilizza il 25% di tutto il legno vergine.
Sono stati già sviluppati ed in fase di implementazione vari sistemi di valutazione della sostenibilità degli edifici, ma le loro specificità li rendono poco confrontabili.
Speriamo che il progetto Open House superi questo ostacolo. Hopen house, allora.
Approfondimenti: http://it.wikipedia.org/wiki/Open_house;
http://www.openhouse-fp7.eu
L'importanza di maggiore sostenibilità nell'intero processo edilizio è evidenziata dall'assorbimento energetico e di materie prime che questo fa registrare:
Circa il 40% del consumo totale di energia in Europa deriva dal settore edilizio e rappresenta circa 1/3 delle emissioni di CO2 in Europa. Più del 50% di tutti i materiali estratti dalla terra sono trasformati in materiali e prodotti da costruzione, oltre a ciò il settore utilizza il 25% di tutto il legno vergine.
Sono stati già sviluppati ed in fase di implementazione vari sistemi di valutazione della sostenibilità degli edifici, ma le loro specificità li rendono poco confrontabili.
Speriamo che il progetto Open House superi questo ostacolo. Hopen house, allora.
Approfondimenti: http://it.wikipedia.org/wiki/Open_house;
http://www.openhouse-fp7.eu
domenica 9 gennaio 2011
Il buco nel calzino
Capita. Un giorno, due. Un lavaggio, due.
E dopo un po’ di tempo il calzino inizia ad avere zone che si assottigliano. E poi spunta fuori il dito.
Un paio di calzini di qualità accettabile ha un prezzo di circa 3 euro.
L’ago ed il filo costano molto meno, ma il loro utilizzo per riparare il buco richiede almeno 6 minuti. Se non si ha però tutto a disposizione, cioè bisogna scegliere il filo del colore giusto o trovare l’ago, è ragionevole attendere almeno 10 minuti prima di potersi allacciare le scarpe.
Dieci minuti, ovviamente, si ripara un solo buco, uno dei calzini del paio.
L’alternativa, se si ha l’avversione ad indossare calzini forati, è quella di destinarli ad altro uso, e sostituirli con un paio nuovo.
La scelta di comportamento è influenzata da vari fattori, quali la capacità e la dimestichezza con le operazioni manuali e la disponibilità del tempo per la riparazione. Si può aggiungere una considerazione di carattere economico: 3 euro valgono 10 minuti di tempo? Detta con il metro dei costi, un’ora vale 6 paia di calzini, cioè 18 euro?
Sembrerebbe un’ora ben pagata …
E dopo un po’ di tempo il calzino inizia ad avere zone che si assottigliano. E poi spunta fuori il dito.
Un paio di calzini di qualità accettabile ha un prezzo di circa 3 euro.
L’ago ed il filo costano molto meno, ma il loro utilizzo per riparare il buco richiede almeno 6 minuti. Se non si ha però tutto a disposizione, cioè bisogna scegliere il filo del colore giusto o trovare l’ago, è ragionevole attendere almeno 10 minuti prima di potersi allacciare le scarpe.
Dieci minuti, ovviamente, si ripara un solo buco, uno dei calzini del paio.
L’alternativa, se si ha l’avversione ad indossare calzini forati, è quella di destinarli ad altro uso, e sostituirli con un paio nuovo.
La scelta di comportamento è influenzata da vari fattori, quali la capacità e la dimestichezza con le operazioni manuali e la disponibilità del tempo per la riparazione. Si può aggiungere una considerazione di carattere economico: 3 euro valgono 10 minuti di tempo? Detta con il metro dei costi, un’ora vale 6 paia di calzini, cioè 18 euro?
Sembrerebbe un’ora ben pagata …
mercoledì 1 dicembre 2010
Braccia rubate all’agricoltura
L’ha detto domenica 14 Benedetto XVI all’Angelus domenicale.
Si riporta un passaggio che suscita profonda assonanza.
‘.. E’ fondamentale per questo coltivare e diffondere una chiara consapevolezza etica, all’altezza delle sfide più complesse del tempo presente; educarsi tutti ad un consumo più saggio e responsabile; promuovere la responsabilità personale insieme con la dimensione sociale delle attività rurali, fondate su valori perenni, quali l’accoglienza, la solidarietà, la condivisione della fatica nel lavoro. ..’.
Educarsi ad un consumo più responsabile rappresenta forse l'obiettivo principale di queste pagine: vivere e diffondere un ideale, consapevoli del suo valore per tutta l'umanità, senza la pretesa di educare.
Non è solo una questione di tecnicismi: è un modo di vivere.
Per il testo integrale: http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/angelus/2010/documents/hf_ben-xvi_ang_20101114_it.html
Si riporta un passaggio che suscita profonda assonanza.
‘.. E’ fondamentale per questo coltivare e diffondere una chiara consapevolezza etica, all’altezza delle sfide più complesse del tempo presente; educarsi tutti ad un consumo più saggio e responsabile; promuovere la responsabilità personale insieme con la dimensione sociale delle attività rurali, fondate su valori perenni, quali l’accoglienza, la solidarietà, la condivisione della fatica nel lavoro. ..’.
Educarsi ad un consumo più responsabile rappresenta forse l'obiettivo principale di queste pagine: vivere e diffondere un ideale, consapevoli del suo valore per tutta l'umanità, senza la pretesa di educare.
Non è solo una questione di tecnicismi: è un modo di vivere.
Per il testo integrale: http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/angelus/2010/documents/hf_ben-xvi_ang_20101114_it.html
domenica 12 settembre 2010
Orto sul balcone
Cercando su google ‘giardino sul balcone’ escono circa 15 milioni di voci, cercando ‘orto sul balcone’ ne escono 130.000. La proporzione è quasi di mille a uno.
Parlandone la proporzione non cambia comunque, ma vale la pena fornire alcuni spunti a chi vuole cimentarsi nella pratica di coltivare l’ortaggio sul terrazzo.
Buona parte delle pagine web sono focalizzate su due aspetti: i tecnicismi e i benefici pratici.
Tutti e due gli argomenti sono trattati in maniera esauriente. Si riesce molto facilmente a sapere quando seminare l’insalata e anche quanto si risparmia in un anno avendo a disposizione 5 vasi in posizione soleggiata. Segnalo www.coltivareorto.it, per chi volesse capire meglio di cosa si stia parlando.
Un aspetto forse è poco sottolineato: il beneficio dell’impatto con il reale.
Il fruttivendolo, o il reparto frutta e verdura del supermercato, presentano sempre una grande varietà di prodotti, ordinatamente disposti in generosa quantità pressappoco in tutte le stagioni. Nei diversi periodi dell’anno le varie merci hanno prezzi che oscillano, ad anche il numero di varietà di alcune specie. Ma la loro disponibilità è garantita dal sistema distributivo.
Coltivarsi qualche ortaggio è un modo molto efficace per capire quale possa essere un prezzo equo al momento dell’acquisto e quanto sia oneroso, in termini di sostenibilità, avere gli ortaggi non di stagione.
Parlandone la proporzione non cambia comunque, ma vale la pena fornire alcuni spunti a chi vuole cimentarsi nella pratica di coltivare l’ortaggio sul terrazzo.
Buona parte delle pagine web sono focalizzate su due aspetti: i tecnicismi e i benefici pratici.
Tutti e due gli argomenti sono trattati in maniera esauriente. Si riesce molto facilmente a sapere quando seminare l’insalata e anche quanto si risparmia in un anno avendo a disposizione 5 vasi in posizione soleggiata. Segnalo www.coltivareorto.it, per chi volesse capire meglio di cosa si stia parlando.
Un aspetto forse è poco sottolineato: il beneficio dell’impatto con il reale.
Il fruttivendolo, o il reparto frutta e verdura del supermercato, presentano sempre una grande varietà di prodotti, ordinatamente disposti in generosa quantità pressappoco in tutte le stagioni. Nei diversi periodi dell’anno le varie merci hanno prezzi che oscillano, ad anche il numero di varietà di alcune specie. Ma la loro disponibilità è garantita dal sistema distributivo.
Coltivarsi qualche ortaggio è un modo molto efficace per capire quale possa essere un prezzo equo al momento dell’acquisto e quanto sia oneroso, in termini di sostenibilità, avere gli ortaggi non di stagione.
lunedì 23 agosto 2010
Pomodori olandesi alla fermata del treno
Lo riconosco subito tra le cassette del banco frutta e verdura. Nel piccolo supermercato, poco affollato per l’ora, mi è facile riconoscere chi sa scegliere con sani criteri, scegliendo i prodotti con movimenti rapidi e sicuri. Evita le cose preconfezionate, compra piccole quantità, controlla le etichette. Esamina le zucchine facendole quasi roteare tra le dita, e, non soddisfatto della cassetta esposta, la alza un pochino per campionare quella sottostante. Passa ai pomodori, e senza esitazione ne prende un paio olandesi, dopo averne verificato la provenienza. Sono assalito dall’indignazione.
Non posso evitare di intervenire, sicuramente non si è reso conto dell’accaduto, mi ringrazierà per la scampata sciagura… e passo all’azione.
-Certo che importare pomodori da un paese freddo come l’Olanda è difficilmente accettabile per noi italiani-
-Hanno una grande tradizione in coltivazione in serra, già a partire dai fiori. E poi usano molto il riscaldamento con biomasse, alimentato con i residui delle coltivazioni-
-Ma anche se ci sono i canali, non stiamo mica parlando dei Navigli-
Sorride. –Sono bei posti, molto più vicini della Sicilia e della Calabria; usano fertilizzanti naturali e poi il grosso arriva qui in vagoni frigoriferi, e non tutto su camion come i nostri prodotti. Certo, a volte l’apparenza inganna, bisogna documentarsi!-
Mentre si avvia , dopo una amichevole occhiata di rimprovero, avverto la sensazione di leggero sprofondamento: mi sento concime.
Non posso evitare di intervenire, sicuramente non si è reso conto dell’accaduto, mi ringrazierà per la scampata sciagura… e passo all’azione.
-Certo che importare pomodori da un paese freddo come l’Olanda è difficilmente accettabile per noi italiani-
-Hanno una grande tradizione in coltivazione in serra, già a partire dai fiori. E poi usano molto il riscaldamento con biomasse, alimentato con i residui delle coltivazioni-
-Ma anche se ci sono i canali, non stiamo mica parlando dei Navigli-
Sorride. –Sono bei posti, molto più vicini della Sicilia e della Calabria; usano fertilizzanti naturali e poi il grosso arriva qui in vagoni frigoriferi, e non tutto su camion come i nostri prodotti. Certo, a volte l’apparenza inganna, bisogna documentarsi!-
Mentre si avvia , dopo una amichevole occhiata di rimprovero, avverto la sensazione di leggero sprofondamento: mi sento concime.
domenica 21 marzo 2010
Fà la cosa giusta
Un evento che si è rilevato superiore delle aspettative. Per quanto definire il consumo responsabile possa sembrare cosa ardua, la visita alla fiera è stata una dimostrazione della grande varietà di iniziative e aspetti che questo comprenda.
I GAS hanno avuto a disposizione lo spazio proporzionale che ormai queste forme di acquisto stanno assumendo, ma anche tanto spazio per l’informazione.
La conoscenza e l’informazione rappresentano ancora un obiettivo di assoluta priorità per il consumo responsabile. Per quanto la rete possa rappresentare uno strumento efficace per comunicare, la passione e la dedizione di chi si fa promotore di iniziative meritorie rimangono ciò che più attrae chi ascolta o visita.
I GAS hanno avuto a disposizione lo spazio proporzionale che ormai queste forme di acquisto stanno assumendo, ma anche tanto spazio per l’informazione.
La conoscenza e l’informazione rappresentano ancora un obiettivo di assoluta priorità per il consumo responsabile. Per quanto la rete possa rappresentare uno strumento efficace per comunicare, la passione e la dedizione di chi si fa promotore di iniziative meritorie rimangono ciò che più attrae chi ascolta o visita.
Iscriviti a:
Post (Atom)